«Ricordo un lontano, drammatico sciopero delle “Reggiane” a Reggio Emilia: duro, costellato di scontri durissimi, di privazioni, di grandiose iniziative di solidarietà. E ricordo, in quella circostanza, d’esser andato a Reggio Emilia e d’aver parlato con numerosi gruppi di ragazzi, dagli otto ai dodici-tredici anni, che nelle iniziative di solidarietà popolare avevano avuto la loro parte. Li per lì mi colpì la violenza delle loro reazioni, la passionalità dei loro atteggiamenti. Ero sconvolto. Mi domandavo se fosse giusto gettarli a quel modo, per così dire, nel bel mezzo di una lotta tanto più grande di loro». Scriveva così Gianni Rodari, nel lontano 1966, quando dalle pagine di Paese Sera interrogava il bisogno che hanno i bambini di mettersi alle prese con “cose più grandi di loro”, di prendere parte a fatti veri e di misurare le loro energie oltre la scuola e la famiglia. Ancora, chiosava Rodari: «A distanza di anni ho ritrovato uno di quei ragazzi, fatto ormai giovane adulto. Seppi da lui quanto fosse stata decisiva, per il bambino che era stato, la partecipazione al forte movimento popolare di allora: quanto determinanti le emozioni allora provate. La sua “educazione dei sentimenti” si era fatta in quei giorni, per sempre. Gli anni dell’addormentamento erano passati su di lui senza corrompere la sua generosità, spegnere il suo slancio. Io non dico che bisogna portare i ragazzi a partecipare agli scioperi. Non dico nemmeno che si debba a tutti costi “far politica” con loro. Dico, che oggi più di prima, oggi più che mai, i nostri figli hanno bisogno di esperienze che destino in loro la passione: esperienze, non discorsetti, perché le parole non possono sostituire l’esperienza».

Sono queste le pagine che saltano alla mente sentendo descrivere da alcuni genitori che frequentano la Tana dei Cuccioli l’orgoglio e la gioia con cui i loro figli hanno raccontato a zii e nonni la loro conquista: la riapertura del parco giochi avvenuta dopo la rumorosa invasione di dicembre degli uffici del V municipio al ritmo di maracas e al suono di fischietti. L’assessore all’Ambiente del V municipio Dario Pulcini, durante un’affollata e strepitante assemblea aveva solennemente promesso davanti agli occhi beffardi dei più piccoli che i pini del parco sarebbero stati rapidamente potati. Così è stato, e la Tana dei cuccioli ha potuto finalmente riaprire.

Un fatto che richiama da vicino quanto fecero, tempo fa, i piccoli studenti di una scuola elementare in un sobborgo povero di Sheffield che, insieme al loro insegnante Dot Dromgoole, si mobilitarono per impedire l’abbattimento della “White House”, un edificio storico del quartiere. Allora, i bambini scrissero petizioni, avviarono una campagna di sensibilizzazione, coinvolsero la squadra di calcio locale, lanciarono appelli su quotidiani locali e una raccolta firme. Riuscirono non solo a salvare l’abitazione minacciata, ma impararono a formulare dichiarazioni, sperimentarono la discussione assembleare e la capacità di persuasione.

Che cosa accomuna questi eventi accaduti in tempi e luoghi così differenti? Tutti affermano una prospettiva oltre lo scoraggiamento quotidiano, descrivono un’esperienza fatta collettivamente, sperimentata insieme a tanti.

Così, mentre il parco autogestito del proprio quartiere diventa un luogo di fantastica ricchezza e centro per la propria educazione, la città è travolta da una sorta di tornado educativo: i bambini imparano a padroneggiare l’ambiente, capiscono che quello che dicono e fanno sul come vivere la città deve essere ascoltato. Infatti, non basta spiegare ai bambini che vivono in un quartiere come questo funziona, o non funziona. Una conoscenza di tipo cumulativa e semplicemente descrittiva non ha alcuna efficacia. Imparare a conoscere la propria città significa conoscerne i problemi, le processualità che si aprono in un percorso autentico, esperenziale, come affermava Michael Storm quando scriveva che «il bambino, come l’adulto, impara l’arte e la tecnica della cittadinanza non attraverso gli ammonimenti o le lezioni di educazione civica, ma attraverso il coinvolgimento nelle dinamiche reali».